sabato 21 marzo 2026

Un DJ da competizione

"...una storia di scratch"
 "...una storia di scratch" 

           di Francesco Zappalà 





Nel 1988 avevo 21 anni, abitavo a Roma e lavoravo come disc jockey nel nuovo store di ENERGIE in via del Corso. 

 

La figura del DJ in un negozio d’abbigliamento era una novità assoluta, e grazie anche a questo iniziavo a farmi una discreta fama in città. L’altro motivo era che avevo vinto alcune gare per DJ, molto in voga in quegli anni. Non me ne perdevo una e solitamente vincevo a mani basse, perché ero uno dei pochissimi a saper fare lo scratch col “fresh” di Grandmaster Flash in Rockit

All'epoca, si veniva valutati principalmente in base alla capacità di cambiare rapidamente molti dischi, far girare un vinile al contrario o costruire sequenze musicali di qualità. Quando eseguivo quei virtuosismi in negozio, la folla di curiosi si accalcava dalla porta d’ingresso fino al plexiglass trasparente della consolle. A un certo punto, venni ripreso dal proprietario, che si lamentava del fatto che ogni volta si bloccava il negozio. Mi fu concesso uno spazio alle ore diciassette, nel quale avevo campo libero per quindici minuti.

Nello stesso periodo venni a sapere delle competizioni del Disco Mix Club, che organizzava il campionato del mondo per DJ a Londra. Come avrei scoperto da lì a poco, in quel genere di gare, tecnica, abilità e stile venivano spinti all'ennesima potenza in una manciata di minuti. Arrivava un vento nuovo, soffiato da quei DJ che iniziavano a usare piatti e mixer non solo per miscelare musica, ma per produrre suono.  

Erano capaci di trasformare il giradischi in uno strumento musicale e la consolle nel palcoscenico di un autentico spettacolo.  

Conoscevo di fama anche la NMS Battle for World Supremacy americana, dove si diceva che ci fossero DJ di un altro pianeta. In effetti, all'epoca mi affannavo a cercare di rifare gli scratch di DJ Jazzy Jeff, vincitore della Battle qualche anno prima, domandandomi se fossero davvero di natura umana. 

Sapevo, inoltre, che il campione italiano del DMC si chiamava Lorenzo Bossina di Torino e che aveva vinto perché era riuscito a scratchare con una stecca da biliardo, una tecnica che, a quanto pare, era capace di eseguire anche il DJ della discoteca Veleno di Roma Giorgio Prezioso.   

              

Al Tenda Strisce si esibivano per la prima volta in Italia i Public Enemy, i Run-DMC e Derek B. Era prevista anche la presenza di DJ Scratch (se guardate bene c’è il suo nome sul biglietto), neovincitore della battaglia americana e mio principale motivo di attrazione. Era un'occasione unica per un incontro ravvicinato, e non vedevo l'ora di scoprire cosa avrebbe fatto. 

Arrivai al concerto quando era già iniziato. Mi sistemai in piedi sulle tribune, che non erano molto gremite, mentre il fronte del palco, al contrario, era affollato e pieno di entusiasmo. DJ Scratch si presentò con una cintura da campione, simile a quelle dei pugili, trofeo della sua recente vittoria nella prestigiosa NMS di New York. 

Lasciò partire It Takes Two di Rob Base & DJ E-Z Rock, e lo stomaco mi arrivò in gola come sulle montagne russe. Con due copie dello stesso disco, era capace di fare ripetere una frase o una battuta ritmica all’infinito, riportando indietro il disco, spostando rapidamente il fader del mixer. Sulla base di quel disco mai sentito prima, i suoi tricks altamente acrobatici stavano conquistando anche me. Mi vengono ancora le vertigini quando lo ricordo salire sopra la consolle e fare cutting senza perdere il ritmo. DJ Scratch usava ogni parte del corpo per stoppare il vinile: la punta delle sneakers, il gomito, la bocca, la schiena, addirittura i genitali! 
Riusciva persino a piegare il disco e scratchare contemporaneamente. 

Non potevo credere ai miei occhi. Quelle evoluzioni erano simili a un codice sconosciuto che cercavo di decifrare. Di certo era qualcosa di travolgente, capace di dare un nuovo impulso alla mia passione per la musica. Mi sentivo un pò come Jake Blues, quando vede la luce al cospetto di Cleophus James nel film The Blues brothers. 

Sulla via del ritorno, avevo solo voglia di mettere le mani sopra i piatti e provare al più presto tutto quello che avevo visto. Appena entrato a casa, accesi in fretta la consolle, ma dopo qualche tentativo mi fu subito chiaro che sarebbe servita molta pratica. Tuttavia, nulla era impossibile.  

Durante quel periodo, ero un habitué dei negozi di dischi Goody Music e Mix Up, con i quali avevo stretto una collaborazione. Quest’ultimo era anche il rappresentante di zona del DMC e ci lavorava Paolo Zerletti, che ogni settimana mi consigliava le ultime novità musicali. Una volta, però, mi suggerì qualcosa di diverso: i VHS con la finale mondiale del DMC e quella della finale italiana, nella quale avrei finalmente visto lo scratch con la stecca da biliardo. 

Non persi tempo e tornai al negozio per guardarle sul loro megaschermo futuristico. Quelle immagini mi travolsero: il protagonista, questa volta, era diventato DJ Cash Money, che tra le sue incredibili evoluzioni eseguiva il transformer. Un suono mai sentito prima, creato usando il fader orizzontale del mixer. Mi resi conto che gran parte delle idee trovava origine nella visione delle videocassette. Fu il momento in cui il fuoco per quel genere di competizioni, si accese definitivamente anche dentro me. 

La selezione del centro-sud del DMC si sarebbe tenuta a breve, nella discoteca Executive di Roma. Mi iscrissi d’istinto, senza sapere cosa avrei fatto di preciso, con poco più di una settimana per preparare qualcosa. Dovevo procurarmi in fretta anche un mixer col fader...e il Numark oltre ad essere piuttosto costoso (circa 750 delle vecchie lire) non aveva il fader centrale. Il Gemini usato da Cash Money invece, non era cosi comune e comunque non c'era tempo. Paolo Zerletti però mi confidò che un altro DJ di nome Lory D usava un economico ma funzionale Karma, 200 mila lire e fader centrale tipo il Gemini.  Quella sera avrebbe gareggiato anche Ice One, già allora piuttosto popolare nell’underground romano anche come break dancer e graffitista...ricordo che era lui il più temuto. Io al contrario non avevo nessuna aspettativa, se non quella di imparare e vedere dal vivo altri DJ da competizione. E sopratutto non immagginavo nemmeno lontanamente quanto sarebbe successo da li in avanti. 

Pur avendo già partecipato a diverse gare, sapevo di dovermi confrontare con un tipo di competizione totalmente differente da quelle che conoscevo. Mi ero fatto un'idea di cosa aspettarmi dagli altri concorrenti, ma non da me stesso. 

 

Preparai i sei minuti a disposizione, con quanto ricordavo della performance di DJ Scratch e ciò che ero riuscito a sbirciare sul VHS della finale mondiale. Questa, infatti, potevo guardarla solo in negozio, dato che non avevo un videoregistratore a casa.  

Quella sera in uno dei primi tentativi di scratch col piede, tolsi la scarpa sfoggiando un calzino bianco... una cosa di cui mi pentii subito e che promisi a me stesso di non ripetere in futuro. 


Vinse il mai dimenticato Mauro Tannino che all'epoca conoscevo solo di fama, lo vidi all'opera per la prima volta in quella occasione. Con mia grande sorpresa, conquistai la seconda posizione. 

Quanto bastava per accedere alla finale nazionale, che si sarebbe tenuta poco più di un mese dopo, alla discoteca Koxò di Sassuolo. 

 

La possibilità di approfondire meglio l'argomento mi permise di fare pratica e mettere a punto skill più personali. Ero alla costante ricerca dell'originalità, un concetto non così scontato all'epoca. Infatti, c’era una forte tendenza a dimostrare di saper replicare trick già visti, piuttosto che fare qualcosa di veramente inedito. Mi ero andato a vedere anche le altre due selezioni di qualificazione a Bologna e Torino per avere un quadro più chiaro della situazione. 

In pratica sapevo cosa avrebbero fatto gli altri, ma nessuno sapeva cosa avrei fatto io.

 

Il giorno prima della partenza per la finale italiana, mia madre mi chiamò dicendomi che al citofono c’era un certo Giorgio Prezioso, con il quale nel frattempo avevo fatto conoscenza. Non so quanto fosse concordato quell’appuntamento, però ricordo bene la sorpresa nel vederlo a casa mia per un’anteprima della performance. 


Due cose mi spinsero ad accettare quella circostanza, che altrimenti avrei avvolto nel più stretto riserbo fino al momento della gara. 

La prima fu che Prezioso quell’anno decise di non iscriversi, dunque non era un concorrente diretto. 

Mi spiegò che nella precedente edizione, secondo molti addetti ai lavori, il più bravo era stato Cutmaster G, e girava una sorta di teoria complottista secondo cui, sarebbe stato strafavorito nei pronostici. La seconda fu che mi sembrò il minimo ricambiare l’impresa di raggiungere casa mia in motorino, da Corso Francia al quartiere Alessandrino. 

 

Accesi la luce, che illuminò un materasso in terra sul quale mi riposavo quando ero stanco, la consolle e il poster del film di Rocky.

Per darmi la carica, l’avevo appeso sulla parete di fronte ai Technics 1200 e al mixer Karma pesantemente modificato. Dopo aver visto tutta la performance, mi chiese di rifarla ancora una volta. 

Alla fine della replica disse queste esatte parole: "Glielo avevo detto a Mauro (Tannino) di allenarsi. Se non si inventano niente, la vinci tu." 

In quei due mesi di avvicinamento alla finale, infatti, avevo fatto passi da gigante. La mia esibizione era radicalmente cambiata rispetto alle qualificazioni di Roma. Mi presentai a fari spenti, dichiarando di puntare alla finale di Londra. Vestivo una tuta da ginnastica bianca, le Converse Chuck Taylor ai piedi (che, come promesso, non avrei tolto) e una T-shirt sulla quale mia sorella aveva disegnato un DJ sovrastato dalla scritta SCRATCH. Come si diceva a Roma, avevo il "veleno".


                                            

Finale DMC 1989 - Bonvi  


Nella finale DMC Italia del 1989, mi presentai posizionando i piatti e il mixer diversamente da tutti gli altri concorrenti. Entrambi i giradischi erano posti sulla sinistra, con il pitch control rivolto verso il pubblico. Uno stratagemma per fare in modo che il braccetto del piatto non fosse di intralcio durante le skills. Nel corso della performance avrei fatto un'altra cosa che non avevo visto fare a nessuno, cambiavo la disposizione della consolle al volo, spostando il mixer al centro anche per dimostrare che sapevo fare tutto con entrambe le mani. Plus non da poco all’epoca. 


Iniziai con due copie di The R di Eric B & Rakim. Per chiarire immediatamente le intenzioni, salii sulla consolle e appoggiai il mixer, in posizione verticale, lungo la caviglia sinistra. Con il piede destro, azionavo il fader, alternando movimenti di punta e suola con l’abilità di un calciatore. La mano destra teneva saldamente il piatto, mentre la sinistra si occupava di manovrare i dischi con precisione. 

 

Mi avviavo alla conclusione con 30 secondi dedicati allo scratch sulla base di Ashim, Al Nishif

Ricordo che non ero ancora soddisfatto di come lo eseguivo in una versione modernissima che, invece, altri già padroneggiavano. Il piano, quindi, era quello di concentrare l’attenzione della giuria sull’originalità dei trick acrobatici, che riuscivo a compiere con sorprendente agilità.  

E riservare allo scratch solo il tempo strettamente necessario per un’esecuzione breve e ordinata. 

 

Il tutto a lungo provato e minuziosamente cronometrato...  

...solo che i 30 secondi finali diventarono oltre un minuto, e non capii subito il perché. Pensai addirittura che avessero sbagliato a cronometrare, fatto stà che mi ritrovai a scratchare per più del dovuto.

 

Accadde quello che poi sarebbe stato una costante in molte altre gare che avrei fatto in seguito: una specie di cortocircuito che sfuggiva al mio controllo e si manifestava sotto forma di un imprevisto capace di macchiare la competizione o di fornire un pretesto. Un paradosso curioso, che non si verificava mai durante i lunghi allenamenti, impedendomi così di trovare una soluzione preventiva. Come, ad esempio, avevo fatto per l’interruttore di on/off del piatto, bloccandolo con lo scotch perché spesso mi capitava di spegnerlo accidentalmente durante il cutting. In fin dei conti, quella volta non causò gravi conseguenze... ma vi assicuro che oltre al dubbio di aver pesato sull'esito del verdetto, mi colpì sul personale.

 

Tra tutti quelli che si congratulavano con me non appena terminata l’esibizione, si avvicinò anche Prezioso, che quasi incredulo mi chiede: "Perché non hai fatto il pezzo dove inclinavi i piatti? Ero sotto di te che ti gridavo, mi sbracciavo, ma tu niente..." Quelle parole colpirono duro al centro dello stomaco. In quell’attimo capii di aver lasciato spento un pezzo di cervello, dimenticando una delle combo più forti dell'intero programma. 

Una volta spostato il mixer al centro dei due piatti, mettevo la punta del piede sotto il piedino sinistro del piatto destro, che dunque appariva inclinato verso il pubblico. Al piatto di sinistra invece, facevo scivolare due piedini sotto il livello del tavolo, dandogli un inclinazione verso l’interno della consolle. D’istinto faccio due passi e colpisco con un calcio la poltrona che avevo di fronte a me, procurandomi tutto il dolore che meritavo. 

Dopo tutte quelle ore di allenamento, non riuscivo a darmi una ragione per quell’amnesia! 

 

Il titolo di Campione Italiano andò a Cutmaster G, autore di una esibizione caratterizzata da un bell’ inizio, che rivisitava divinamente il suono di transformer inventato l’anno prima da DJ Cash Money. 

La mia fece comunque molto scalpore, fruttandomi il secondo posto e un eco non indifferente. 

Ci avrei riprovato l’anno dopo, ancora più pronto e determinato. 

 

Con l’estate alle porte, si avvicinava un altro appuntamento importante: la Walky Cup Competition. Si svolgeva ogni anno all’Acquafan di Riccione, organizzata da DJ Television. Prestigiosa gara con un premio in denaro di ben 5.000.000 di vecchie lire. A differenza del DMC dove tutto si svolgeva in una notte, gli incontri di questa gara avvenivano una volta a settimana, per poi arrivare ad una finalissima nel mese di agosto, se non ricordo male. 

La novità era che, non so per quale motivo, avrebbe determinato il rappresentante italiano ai prossimi Campionati Europei DMC. La cosa era curiosa, dato che il campione uscente aveva deciso di non partecipare, ed io ero il suo successore naturale. In più, la scelta risultava piuttosto incomprensibile anche in chiave tecnica: perché quella gara era aperta non solo a funamboli dello scratch, ma anche a qualche pioniere dei campionatori che non utilizzava i dischi. In sostanza, in caso di vittoria, non avrebbe potuto misurarsi in una gara del DMC, dove il vinile era imprescindibile. 

 

La kermesse riccionese si accendeva tutti i mercoledì notte, quando l’Acquafan diventava una mega discoteca. La formula prevedeva una sfida tra due DJ a eliminazione diretta. Votava il pubblico, determinando la sua preferenza spostandosi dal lato di pista in corrispondenza del DJ preferito. 

Non ricordo chi affrontai in finale, ma ricordo che vinsi il primo premio, tornando a casa con l’assegno e una grandissima coppa portata a spalla. 

Fiorello presenta Zappalà @WCC

Riccione 1989 

 

In quella particolare edizione della WCC, visto le spettacolari performance dei concorrenti, DJ Television colse l’occasione per ampliare la visibilità dell’evento, realizzando una versione ridotta della gara. Questa fu trasmessa in episodi quotidiani all’interno del loro programma. L’intera sfida si svolse in un pomeriggio, con in palio una coppa identica a quella ufficiale, ma senza premi in denaro. Tuttavia, il pubblico non era composto dagli appassionati abituali, bensì da turisti in costume da bagno incuriositi dalla presenza delle telecamere. 

 

Mi venne fatta una bizzarra confidenza prima della gara, al quale non diedi troppo peso. Mentre io impiegavo il tempo per esercitarmi, il mio futuro avversario era stato notato chiedere ai bagnanti (...chissà con quali argomenti) di supportarlo spostandosi dalla sua parte di pista, al momento del verdetto.  

Non fu una bella sensazione vedere tutte quelle persone venute per vedere i delfini, riempire il suo lato di pista, e non so quanto determinante sia stata quella strategia. Ma so per certo di non ricordare  il suo nome, né un suo trick, e che non bastarono le stesse skill o scratch, che da lì a poco mi avrebbero permesso di conquistare l’attenzione di ben altri prestigiosi palcoscenici.  

Ingenuamente cominciavo ad aprire gli occhi, sul fatto che non bastava distinguersi sul campo con trovate originali e non esisteva un solo modo per vincere.  

 

Alla fine la versione televisiva della WCC, fu vinta da Mauro Picotto con il quale condivisi la grande coppa, con l'incisione "NUMERO UNO".

 

A metà settembre del 1989, volai a Palma de Maiorca per partecipare alla fase finale dei Campionati Europei DMC.  Pieno di speranza e determinazione, convinto che la mia esibizione sarebbe stata al riparo dalle dinamiche strane nelle quali mi ero imbattuto, e che una giuria internazionale avrebbe finalmente premiato ciò che sapevo fare. 

Fin da subito gli organizzatori dimostrarono evidenti difficoltà, anche con il mio nome, tanto che lo sbagliarono a scrivere sulla locandina. 

La locandina del DMC European Championships 

Il presentatore fece il resto, con una pronuncia quanto più vicina possibile all'originale.  

Il mio nome quella notte diventò Fransisco Zappelle. 


.....to be continued

 


Il seguito di questo racconto, è un modo per ringraziare tutti coloro che hanno acquistato una copia numerata di "Antropocene e.p." con lo speciale QR-code per accedere ai contenuti speciali, seconda parte del racconto compresa.

Ma anche per tutti gli altri che l'hanno comprato in negozio e vorranno ritirare il QR-code alle mie prossime serate.  


More info 

francescozappala.bandcamp.com 

zaplanet.net

2 commenti:

  1. Grande, grandissimo Zappalà........inverno 1989 esibizione a Firenze....fabietto disco inn mi chiese di portarti il Gemini che il service non aveva !!! vero numero uno!!

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    1. Forse la mia prima serata all’Happyland. In ogni caso, oggi come ieri grazie👊

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